MACRO e MAXXI: Roma apre al futuro

30/05/10
Roma allarga i suoi orizzonti aprendo all’arte contemporanea con due appuntamenti che gli art & architecture addict non possono mancare. Una full immersion per visitare gratuitamente i due nuovi spazi espositivi del M.A.C.RO, museo d’arte contemporanea di Roma ed del M.A.XXI, museo nazionale delle arti del XXI secolo, progettati rispettivamente dalla francese Odile Decq e dall’irachena Zaha Hadid, due “mani” che hanno lasciato un’impronta nella Città Eterna, tanto da rappresentare un termine di paragone con i musei contemporanei delle altre Capitali Europee.

Cosa li accomuna: il fatto di nascere come ampliamento di strutture storiche, ma di costituire il loro nuovo cuore pulsante, lo stile hi-tech, l’uso di materiali e colori vibranti e la scelta di creare percorsi sospesi come fughe prospettiche.


M.A.C.RO

L’INVOLUCRO
Un percorso a “spirale”, una tipologia già ampliamente collaudata in passato (il Guggenheim di New York di F.L.Wright per citare u
n’icona classica), che porta il visitatore dal basso della hall alla terrazza superiore, un modo per entrare, penetrare l’involucro e le opere. In un certo senso è come attraversare scatola e contenuto. Il percorso è sospeso intorno al nucleo dell’Auditorium, una“navicella” arancio riflettente fuori come dentro, il resto delle superfici è di un nero assorbente. La spirale sghemba sfonda il Foyer per entrare nelle due sale principali dove è il nudo cemento a fare da quinta neutra alle opere. Si passa sospesi nella “sala grande” dove si ha la possibilità di guardare da angolazioni non convenzionali, fino a raggiungere la terrazza superiore all’aperto, dove tra pieni e vuoti permane il ricordo del percorso, con piani inclinati neri lucidi/opachi e superfici trasparenti.

L’oggetto di design: il bancone dell’ Art Cafè, un oggetto-aggetto sfaccettato, in acciaio inox spazzolato.

Se proprio dobbiamo trovare un difetto: il nero della terrazza non è proprio “adatto” alla nostra latitudine, l’irraggiamento che si percepisce all’esterno non è indifferente.

L’ESPOSIZIONE
Ciò che prevale è la matericità di legno, metalli, polveri e liquidi, così vera da diventare materia organica come vivo plancton in un acquario.

L’opera emotivamente più conturbante?
My Dark Place di João Louro, in cui visione e lettura sono strettamente connessi. Pannelli monocromatici di un blu petrolio scuro e riflettente. Sotto ogni rettangolo, in negativo, ci sono frammenti scritti in italiano ed inglese, dal contenuto spudorato e provocatorio. Nella parte superiore l’osservatore può riconoscere la propria immagine riflessa e valutare le proprie reazioni. Si tratta di suggestioni letterarie di Dalia Nera di di James Ellroy e di opere del Marchese de Sade che trattano sentimenti come la paura ed il piacere.

M.A.XXI

L’INVOLUCRO
L’abbiamo visto ovunque, nelle pubblicazioni del concorso, nei render e qualche mese fa pochi fortunati l’hanno potuto apprezzare privo di opere. Ci siamo spesso preoccupati dell’impatto che i muri in cemento armato, la totale mancanza di finestre e l’effetto “binari di una stazione di testata” avrebbero avuto sulla città storica. Adesso che il museo inizia a vivere qualcosa è cambiato, perché l’illuminazione policroma notturna, gli esterni curati e gli alberi hanno contribuito a stemperare l’effetto bunker del cemento grezzo.
All’interno, il Foyer è uno degli ambienti che incuriosiscono di più, con le sue rampe affacciate sulla doppia-tripla altezza, in secondo luogo è molto interessante il sistema di copertura-illuminazione a lamelle, proprio sulle travi a “binari”, nonché la famosa sala in pendenza, aggettante sull’esterno.

Le curiosità: le scale sospese su griglie ed alcuni percorsi trasparenti mettono a dura prova la resistenza di soffre di vertigine. Pareti e pavimento sono spesso inclinati e non ci si abitua mai alla sensazione di camminare sbilenchi.

L’oggetto di design: l’enorme bancone monolitico di uno degli ingressi secondari verso il giardino, dalla superficie bianchissima e liscissima con i fianchi smussati ed inclinati, una vera una scultura lavorata ad arte.

L’ESPOSIZIONE
Da non perdere l’antologia dedicata al genio dell’architetto Luigi Moretti, plastici schizzi e segni ancora attuali, piante e sezioni che spesso ricordano la morfologia di alcune conchiglie. I pannelli della sala creano un confronto temporale con altre opere italiane ed internazionali, sul lato opposto vediamo quale fosse la produzione artistica in quegli stessi anni, da Lucio Fontana a Giuseppe Capogrossi.
In linea generale l’esposizione è pervasa da opere che celebrano il gusto dell’orrido, a partire dallo scheletro sovrumano (24 metri) della Calamita Cosmica di Gino De Dominicis che ci accoglie nella Hall disteso e bloccato da un’asta (7 metri) appuntata su una falange della mano destra. Il suo naso appuntito ed arcigno lo rivedremo spuntare da opere appese accanto alle scale. Davanti a certe tele c’è la sensazione di essere nell’Incubo di Füssli.

Anche qui si lascia ampio spazio all’esaltazione dei materiali.

L’opera visivamente più conturbante?
Si trova appena all’uscita dell’ascensore centrale vetrato. È una scultura in materiale plastico nero lucido, un enorme parallelepipedo arabescato e traforato, dotato di grossi aculei sezionati in punta, da qui il materiale schizza e cola direttamente sul pavimento, come vinile liquido che e si condensa in pozzanghere.

Per informazioni:

M.A.C.RO
Via Reggio Emilia, 54
00198 Roma
http://www.macro.roma.museum/

M.A.XXI
via Guido Reni, 4 A
00196 Roma
http://www.fondazionemaxxi.it/

Commenti (7)

Antoniodomenica, 30 maggio 2010 alle 17:35

Alla fine tra le due la spunta Zaha!

E’ stata una bella lotta, tra “donne” anche a livelli di tempi di esecuzione ma al di là di una mera questione estetica del tutto personale, come ben sai, la vittoria è sicuramente della Città. Roma aveva bisogno di spazi come questi in grado di dare nuovo impulso e fermento alla cultura. Siamo sicuramente più ricchi!

Sabrinalunedì, 31 maggio 2010 alle 11:46

Noi donne spacchiamo tutto! big grin

Questo è un nuovo punto di inizio per Roma!!

Notizie dai blog su Alessandro Lanzetta_Macro&Maxxivenerdì, 4 giugno 2010 alle 18:01

[...] espositivi del M.A.C.RO, museo d’arte contemporanea di Roma ed del M.A. blog: luce radente | leggi l'articolo Per help e visualizzare le immagini abilitare javascript. Scrivi un [...]

Dannymartedì, 8 giugno 2010 alle 09:31

Bellissimo articolo, tu hai un modo particolarissimo di illustrare cose e luoghi.
Belle anche le foto, i soggetti si prestano molto all’imaginazione

Sabrinalunedì, 14 giugno 2010 alle 17:05

Grazie per il Pingback e per i complimenti.

vilme torsellidomenica, 8 agosto 2010 alle 19:34

il mio commento è qui:
http://www.artonweb.it/architettura/articolo47.html

ciao
Vilma

cyrilmartedì, 10 agosto 2010 alle 14:38

Buongiorno,
Mi presento: Cyril. Lavoro per Seriousguide, una collezione di guide di viaggio in francese.
Il principio: Seriousguide si appoggia su dei racconti di viaggio pubblicato sul nostro piattaforma http://www.seriousguide.fr .
Prepariamo una guida su Roma attualmente. Anche i contenuti interessanti provenienti di altri blogs. Questo è così come abbiamo preselezionati il MAXXI e MACRO futurcui parlavate con entusiasmo nel vostro blog e che abbiamo mandato uno dei nostri corrispondenti per provarlo sul posto!
Se decidiamo di conservare questa attività per la nostra guida Rome, ameremmo potere citarvi come essendo la nostra sorgente di notizia. Io tuo a precisarvi che in nessun caso non andiamo a riprendere il vostro racconto, auguriamo potere citarvi unicamente come una delle nostre sorgenti.
Potete darvimi il vostro accordo per maglio al seguente indirizzo: cyril.anne@seriousguide.fr
Cordialmente, Cyril per Seriousguide, spiacente per il mio italiano,)

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