Il liquido nell’ampolla

26/06/12

Ho avuto fortuna nel trovare l’idea in una fonte. Un regalo inaspettato, che come una vena d’acqua è sfociata improvvisamente in un rivolo. Non sapevo da dove provenisse e perché avesse deciso di sgorgare proprio in quel momento. Decisi di raccogliere il liquido in un’ampolla di vetro trasparente: era chiaro e leggero tra le mie mani, ma potevo sentirlo pulsare, forte e caldo come un umore che mi era sempre appartenuto.

Portai l’ampolla alla luce, provando a guardare il mondo attraverso quel liquido che si faceva sempre più denso. Nel farlo, rovesciai per caso alcune gocce sui fogli bianchi che avevo con me e riportai immediatamente l’ampolla in verticale. La carta assorbì le gocce in fretta, avidamente, mentre quelle che trattenni all’imboccatura, nel tornare nel liquido lo tinsero di un tono rossastro che per un po’ stentò a sciogliersi e a mischiarsi completamente con il resto.
Mi accorsi dopo che anche le pagine avevano assunto lo stesso colore, sempre più intenso.  Rosso sangue, rubino, poi rosso vino.

“Anche un vino novello a contatto con l’aria può rovinarsi”, pensai, temendo che al liquido dell’ampolla potesse accadere lo stesso. Intanto premevo la mano per impedire all’aria di entrarvi. Dopo un pò il liquido tornò un chiaro, ma più fluido, lattiginoso: il vortice innescato dalle gocce era sempre in movimento, a volte sembrava risucchiare il palmo, altre volte tentava di allontanarlo. Sembrava dirmi: “Non mi puoi imbrigliare, non mi puoi soffocare! Non puoi impedirmi di uscire, se voglio!”
Era vivo, davvero.

Ad un tratto ho scostato la mano, lasciando il flusso libero di scorrere come e quando vuole. Con la stessa forza indipendente che lo anima, decide o meno di colorarsi di nero o di rosso e si concede di venarsi appena di rosa, a volte, ma mai senza qualche spina…
Da allora se vuol disegnare arabeschi intricati, predilige le pergamene d’annata. Per regalare emozioni invece sceglie quelle rare e speciali, ma non disdegna e non dimentica di fissarsi anche sulla comune cellulosa.

Ho scoperto che all’aria non si ossida, né scolora.

Ho temuto di perdere freschezza nel dover rincorrere commenti e messaggi, nel dover contare le righe per non annoiare qualcuno. Ho sperimentato l’aridità che spesso si nasconde dietro i social networks…

Chi è arrivato qui in fondo saprà che ho deciso da tempo di lasciar perdere la caccia ai blog . Ci ho provato con due siti, in ambiti diversi, eppure paralleli. Porte e finestre sono sempre aperte, il  lettore se vuole può commentare, tornare o andare via per sempre…
E saprà che ho lasciato che il blog e il libro si prendessero il loro tempo, che poi, di riflesso, è anche il mio.

Ora vedremo cosa deciderà l’ampolla.
Su di lei ho poca influenza.

Dovrò  ristrutturare questo spazio, prima o poi…

Commenti (3)

Saverio de Palmamartedì, 26 giugno 2012 alle 15:48

…. è vero… a volte le idee, l’ispirazione a iniziare un nuovo periodo, a fare qulache cosa di diverso o semplicemente a progettare un ambiente, vengono per caso, quasi sorgessero da un “buco nero” nella nostra anima. Poi ti accorgi che forse, quell’idea balzana che ti improvvisamente viene in mente: “ho deciso di tirare con l’arco” (nel mio caso), “voglio scrivere un libro, una canzone”, è in realtà una ricerca interiore…. come dice un vecchio adagio arcieristico: “in realtà ogni arciere più che al bersaglio, mira a se stesso”…. Scusate la lunghezza…. pensieri sparsi del dopopranzo…. saluti. Saverio

Sabrinamartedì, 10 luglio 2012 alle 09:45

E così tiri con l’arco? La trovo un gran bella “valvola di sfogo” winking Io l’ho fatto una decina di volte, in un bosco lucano attrezzato per queste ed altre attività. happy

Saverio de Palmasabato, 17 novembre 2012 alle 21:46

E’ uno sport bellissimo…. antichissimo, aimè dalle nostre parti poco conosciuto e praticato…. Una valvola di sfogo, si… ma per me solo nelle prime 6 frecce… dopo duro lavoro e ricerca interiore….. A proposito Auguri per il tuo matrimonio…. happy@ Sabrina:

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