
Il tempo vola… è il titolo di uno dei capitoli centrali di Luce Radente. Parole sagge. L’ultimo post risale a più di un mese fa.
Quando scrivi un libro, quando inizi senza sapere bene cosa stai scrivendo e poi vedi che si trasforma e diventa qualcosa di davvero speciale tra le tue mani… quando lo riconosci come il tuo diamante grezzo, il tuo tempo (che non è mai abbastanza) viene completamente assorbito dalle sue pagine.
Oggi vi racconto cosa (ho imparato che) accade quando si scrive un libro più o meno complesso: ci sono una serie di livelli.
All’inizio è una bozza. Quando hai una bozza pensi di essere già alla fine. Niente di più falso… Falsissimo… Ma tu, purtroppo, ancora non lo sai!
Ogni volta che la correggi, ogni volta che la leggi, muta: dimagrisce e poi si accresce … una specie di bulimia letteraria! Parti con la tua storia “semplice” (non lo è mai) e alla fine si evolve così tanto che la prima volta ti occupi di far tornare tutto. Se è un romanzo legato a fatti storici e a luoghi reali, la seconda volta cerchi di far combaciare tutte le date per renderlo realistico quanto desideri, la terza magari ti concentri sui personaggi principali e secondari, ne approfondisci la psicologia, le emozioni… quelle che danno a te (che sai quello che succede alla fine) e quelle che devi trasmettere agli altri (che non sanno ancora in quante peripezie inciamperanno).
Qualcuno che mi sta vicino la chiama “Tela di Penelope”: è più o meno quella, ma questa mia tela, tessuta con un filo di preziosa lucidità e secondo una trama elaborata, è diventata qualcosa di straordinario.
Sono molto soddisfatta di quello che è in questo momento Luce Radente: un romanzo che si articola in un arco temporale di circa due mesi, suddiviso in tre parti. LUCE, OMBRA e CHIAROSCURO, seguono le evoluzioni della storia, sono i percorsi tra luce e ombra dei personaggi principali; è un romanzo, che definisco “giallo storico-archeologico con tanta suspance”, che aderisce in modo così mimetico a luoghi e ad avvenimenti, che ho quasi l’impressione che quelle vicende accadano davvero!
Ringrazio le tre/quattro persone che lo stanno ancora leggendo: le due che parlano francese sicuramente meglio di me, quella con cui ho un rapporto bellicoso/costruttivo e quella che mi aiuta con l’idioma perugino e sa come adulare una scrittrice emergente con complimenti del tipo: “hai un modo di scrivere molto interessante, a mio parere, fluido e di suspense” (Grazie V. è esattamente quello che avevo in mente di fare.)
La quinta, la mia Fatina del Té, attende ancora di leggerlo… arriva, arriva… Last but not least. Tu sei la mia prova del nove.
Grazie a tutti i LuceRadenteDipendenti,
Sabrina.
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… la domanda che mi fate più spesso, eletta regina delle domande
Allora vediamo a che punto siamo…
È iniziato tutto nel mese di settembre: il blog nasceva per gioco e per curiosità (la mia e va vostra) Voi eravate solo un gruppo ristretto di amici, alcuni che sapevano, altri non ancora. Con il blog volevo condividere questa esperienza di scrittura, poi si è arricchito di pensieri, di viaggi e di musica, insieme a tutto ciò che mi gira intorno.
Le vostre domande per un attimo si sono placate, altre volte probabilmente è stato il mio inconscio a non voler sentire. Non si può rimandare, non si può sfuggire. Che cosa è successo in questi mesi?
A fine novembre avevo in mente di terminare tutto, di impacchettare, infiocchettare il libro e spedirlo quanto prima, poi è arrivato l’ultimo periodo dell’anno pieno di trambusto ed episodi non proprio felici. La bozza di “Luce Radente” ha rischiato di andare perduta e questo, insieme ad altre cose, mi ha fatto riflettere. Ci sono vari modi di reagire all’imprevisto e per questo non sai mai quale ti capiterà. Ho iniziato a sentire il peso della responsabilità, ho aperto gli occhi sul fatto che “Luce” non fosse più solo mio, gli stralci, le preview dei capitoli e le reazioni ad esse me l’avevano lasciato intendere, ma la presa di coscienza è diversa. Questo è accaduto esattamente nel momento peggiore. Anche il blog ne ha risentito, lo so. Quando riuscivo a ritagliarmi del tempo per le correzioni mi sembrava di vedere un muro, una barriera. Mi ero lasciata coinvolgere da quel vortice di eventi ed ogni cambiamento, ogni virgola mi sembrava una violenza. Così mi sono data del tempo e dopo inutili tentativi “Luce” è rimasto ad aspettare la fine del mio gelo invernale.
“Come va il libro?”
Ho in mente un periodo, mi sono data una scadenza ed in genere quando sono così determinata finisco per rispettarla.
Essendo una storia che si basa su alcuni fatti e luoghi reali, a volte ci sono giorni in cui tre ore servono per lo studio, per la preparazione e la verifica sui testi di riferimento, per poi tradursi in una sola ora costruttiva. La storia è sempre in evoluzione, anche quando è il momento di correggere. Fortuna che il lavoro minore lo fanno l’intreccio ed i personaggi.
Come dico sempre:
In questo Teatro dei Burattini i personaggi hanno vita propria, io mi limito a seguirli e a reggerli. Sono loro che muovono i fili e decidono da quale parte andare.
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