Memento, ricorda!

31/12/16

La pietra ascolta, assorbe, racchiude il tempo e lo ferma.
Serba un ricordo vivo e forte anche quando il segno è impresso con tocco lieve.
Eppure cattura prepotentemente lo sguardo, vibra di vita, parla e dice: “Memento!”
Il petroglifo è un fiore raro che si svela a chi sa cercare, si schiude a chi sa trovare, solleticato al buio da una piuma leggera, netta e tagliente come la luce di un Caravaggio.

Questo “pannello” di graffiti ed iscrizioni “parlanti” chiude il mio anno nel migliore dei modi.
Che il 2017 sia altrettanto ricco di sorprese come lo è stato il 2016 negli ultimi mesi.
Buon anno!

    Roma e Matera gemellate da uno stemma araldico

    09/10/12

    Articolo aggiornato il 9 gennaio 2017 a seguito di una ricerca documentale
    sulla tela Malvinni Malvezzi presente al Laterano.

    Nel 2012, prima di una cerimonia che si sarebbe tenuta nella Basilica di San Giovanni in Laterano a Roma, ricevetti l’invito per un incontro presso la Sala della Musica del Palazzo dei Canonici Lateranensi, uno dei luoghi sotto la giurisdizione della Santa Sede secondo i Patti Lateranensi, dove è possibile accedere previa autorizzazione.
    Conoscevo bene la zona antistante, avendo eseguito  nel 2001 il rilievo architettonico del Battistero Lateranense, un gioiello ottagonale elevato su resti di Terme romane. Fino ad allora il Palazzo dei Canonici rimaneva un edificio ottocentesco in cui non ero mai entrata.

    L’incontro nella Sala della Musica mi riservò una sorpresa in un piccolissimo particolare che si perde nell’ampiezza della sala conferenze e nella dimensione della tela che lo contiene a mò di firma e dedica del committente.
    Mi capita spesso di visionare stemmi araldici e quando il mio sguardo fu richiamato da colori e forme familiari, benché fosse improbabile che corrispondessero esattamente all’arma che avevo in mente sin dal primo momento, quegli elementi calamitarono la mia attenzione per la maggior parte del tempo.

    Sul lato opposto della Sala dovetti aguzzare la vista più volte, incuriosita dall’incredibile somiglianza con una certa arma rosso e blu, con una fascia e lambello d’oro, persino un cuneo sommitale che la mia mente assimilava all’elmo di un cavaliere sormontato da un cinghiale. Tendevano a depistarmi il contesto romano, lo stile di maniera con la scena ambientata in una basilica di stampo bizantino-ravennate, che rendevano il collegamento fra il clero romano e la famiglia Malvinni Malvezzi di Matera meno immediato.
    Infine un segnale distintivo: tre puntini bianchi su fondo rosso, che sapevo essere tre croci ottagone dell’Ordine di Malta.

    Non appena fu possibile avvicinarmi, l’aquila centrale fugò ogni dubbio e a quel punto la somiglianza non fu più uno scherzo della mente. Lo stemma prese la forma di un piccolo ritrovamento, un anello di congiunzione tra la Roma papale e Palazzo Malvinni Malvezzi in Piazza Duomo a Matera, dove lo troviamo identico nell’affresco della volta dell’atrio d’ingresso.

    Domenico Malvinni, infatti, ottenuto nel 1734 il titolo di Duca di Santa Candida dall’imperatore Carlo VI ed il riconoscimento della discendenza dalla nobile famiglia bolognese Malvezzi, per sancire e rimarcare ulteriormente il lignaggio, volle creare una nuova arma, derivandola dalla fusione di due metà. Così la parte inferiore dello stemma, con le tre croci ottagone bianche su fondo rosso dell’Ordine di Malta (ricrociate prima dell’ammissione all’Ordine) corrisponde a quello dei Malvinni e la parte  superiore con fascia, aquila,  lambello e fleur de lys su fondo blu è del ramo bolognese Malvezzi.

    Dunque, come riporta il cartiglio, un Canonico Lateranense della famiglia Malvinni Malvezzi lasciò segno del proprio passaggio al Laterano donando la tela al Papa.
    Non è dato risalire con assoluta certezza alla donazione, tuttavia dalla ricerca documentale è emerso che Giulio Malvinni Malvezzi († 1928) fu membro del clero Romano ed affiancò papa Leone XIII, al secolo Gioacchino Pecci, a sua volta committente del Palazzo dei Canonici Lateranensi nel 1884.

    In attesa della fine dei restauri conservativi di Palazzo  Malvinni Malvezzi a Matera, di proprietà della Provincia dal 1960, si può ammirare lo stemma dall’esterno del sopraluce del portone in legno. Una visita virtuale tramite diverse foto d’epoca è possibile sul sito www.muvmatera.it .

    foto di Francesco Fossanova pubblicata su www.muvmatera.it

      Il logo scelto per “Matera 2019″

      29/07/11

      Appena l’ho visto mi sono emozionata e non è poco, perchè l’emozione era uno dei punti chiave richiesti dal bando.
      La selezione è avvenuta tramite il portale www.bootb.com a cui partecipano 32.000 grafici di tutto il mondo.
      Non so se nel team di ConTesta che ha creato questo logo ci sia un materano, ma a mio parere gli è venuto così bene da dare l’impressione che  qualcuno lì a Fucecchio (Firenze) abbia respirato l’aria della mia terra.

      Da materana nostalgica quale sono ho riconosciuto immediatamente la pianta di un complesso rupestre, lo schema dei vicinati, tutti i vuoti e tutti i pieni che rendono unica e inimitabile una città.
      Da qualche ora su Facebook si accavallano i commenti, tra approvazioni e critiche: alcuni visionari come me ci vedono anche la M (in piedi e capovolta) e le cisterne per il recupero ed il riuso dell’acqua piovana che in tempi andati erano una vera risorsa. In questo simbolo è concentrata tutta l’architettura per sottrazione dei Sassi. Il contributo dell’arch. Pietro Laureano in giuria avrà avuto il suo peso in merito.

      Adesso provate a far questo: unite le mani e incrociate le dita. Non somiglia anche all’intreccio unito e compatto che avete davanti?
      Sì? Allora in bocca al lupo e buon lavoro, Comitato! Chissà, magari c’è anche di più di una speranza di crescita costruttiva.

      Aggiornamento: 31 luglio

      Immagine da L. De Rita “Il vicinato come gruppo”

      Dopo il commento ricevuto sono andata a ritrovare questa immagine su uno dei libri che ho a Roma. Questo è lo schema distributivo “tipo” di un vicinato negli anni precedenti allo sfollamento dei Sassi (1952). L’immagine buffa della famiglia numerosa ed allargata, spalmata sul prorpio letto, viene subito sostituita dalla realtà vera e cruda dell’alloggio condiviso con gli animali.

      Vedete voi stessi a cosa si ispira il logo.